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n. 8 / luglio 2004 |
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Un
concorso, un insegnamento
A metà giugno a Luino, in provincia di
Varese, si è svolto un concorso canoro per i bambini delle scuole
elementari di tutta Italia.
evento
è, da cinque anni, organizzato da un imprenditore locale
che si preoccupa di donare e raccogliere fondi per dare una
borsa di studio, non solo ai primi tre classificati, ma anche
a tutte le altre classi partecipanti. E questo è un dettaglio
che diventa particolarmente importante alla fine della storia.
Il mecenate varesotto non ha certo investito troppo del suo
tempo a redigere regolamenti cavillosi sui tipi di testi ammissibili
al concorso o sui criteri di valutazione da seguire per la premiazione.
Semplicemente non ne è il tipo. Lui ha puntato tutto sull'obiettivo
principale: dare la possibilità ai bambini di divertirsi
e contribuire con il loro operato all'acquisizione di mezzi
per la realizzazione di progetti educativi e didattici per la
loro scuola. E' una filosofia molto educativa: ti insegna che
se vuoi qualcosa ti devi impegnare e dare del tuo. E sono sicura
che tutti i bambini si sono impegnati e hanno dato il meglio
di loro stessi.
Poi un commento trapelato, una maldicenza, un passaparola e all'annunciarsi
del primo classificato i settemila spettatori adulti lasciano l'audience
inneggiando parole poco educative e di cattivo esempio per i giovani
concorrenti. Accusano di vincita pilotata perché la classe vittoriosa
si aggiudica il primo premio per il terzo anno consecutivo. Eppure
i vincitori sono bravi, come sono brave altre tre o quattro classi
che erano sicuramente buone candidate per la prima posizione.
La giuria, come l'arbitro, è insindacabile. Tutto è discutibile:
i gusti della giuria, il testo che non era fanciullesco, ma beffeggiare
ed accusare, ignorando anche il buon senso e l'evidenza, una persona
che ha delle buone intenzioni, non lo è. Quante volte consecutive
ha vinto Michael Schumacher ai Gran Premi di Formula Uno? I migliori
continuano a vincere fino a quando non arriva qualcuno che è
ancora migliore di loro. Questa è una legge che funziona in
tutti i campi: dallo sport, allo studio, ai quiz televisivi.
hi
s'impegna, chi è bravo, chi dà del suo meglio, vince.
Questo è molto educativo, perché sprona gli individui
a migliorarsi. Si deve sempre tener conto di chi è migliore
di noi per far di meglio e superarlo. Questo sembra tutto molto semplice
e lineare ed è chiaramente riconosciuto da qualsiasi individuo,
eppure assistiamo molto spesso ad espressioni violente della non accettazione
di questa legge di vita, dagli stadi fino ai concorsi per bambini.
Il macro è sempre il riflesso del micro.
Fino a quando non accetteremo che qualcuno possa essere migliore di
noi e, al posto di apprezzare e complimentarci per le sue qualità,
lo combatteremo, ci saranno guerre. Perché le guerre scoppiano
quando una nazione ha invidia di qualcosa che un'altra nazione ha,
sia essa petrolio, oro, diamanti, territorio o percentuale di mercato.
E così è per l'uomo.
L'uomo è responsabile, col suo libero arbitrio e senso etico,
di agire per il giusto o lo sbagliato, per la guerra o la pace, per
la costruzione di qualcosa o la distruzione di tutto. E lo deve fare
tenendo conto di tutte le parti coinvolte, non solo della propria.
Solo così si arriva ad un agire giusto.
oi,
che trattiamo solo buone notizie, abbiamo raccontato questa storia
perché non la consideriamo finita. Ci aspettiamo che qualcuno
di questi genitori e insegnanti agisca con amore di giustizia, tenendo
conto dei sentimenti di tutte le persone coinvolte comprese le proprie,
e faccia l'azione giusta per mettere a posto le cose che sono state
distrutte o ferite da entrambe le parti.
L'esito di questa storia darà una dimostrazione di come va e
andrà il mondo. Perché a seconda di come si comporterà
si potrà prevedere se il mondo migliorerà o peggiorerà.
Si comprenderà se, immaginando quell'insegnante o genitore nella
posizione di Bush, avrebbe trattato per la pace o firmato per la guerra.
Apprenderemo tutti se ci darà un esempio di come gestire con
saggezza, diplomazia e civiltà le naturali imperfezioni della
vita umana, o stagneremo tutti se rimarrà impassibile nella
sua passività.
E noi, naturalmente, siamo tutti in attesa di un lieto fine.
Simona Valesi
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