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n. 4 / febbraio 2003
 

Povero Gino Strada

Quando alla riunione di redazione abbiamo deciso che uno dei numeri di Oltretutto dovesse essere dedicato all'essere umano, abbiamo pensato a diversi personaggi che, in linea con la filosofia del nostro giornale, potessero rappresentare con il loro esempio e la loro opera, uno stimolo per i lettori, a fare qualcosa che potesse essere un contributo al cambiamento della nostra realtà sociale.

no dei nominativi emersi dalla lista delle proposte è stato Gino Strada, fondatore e presidente di Emergency. L'aneddoto che segue non vuole essere una critica all'ormai celeberrimo attivista, ma solo uno spunto per capire quanto a volte possa essere difficile fare qualcosa di positivo.
Contattiamo l'ufficio stampa di Emergency per richiedere un'intervista e dopo una serie, non esagerata, di scambi di messaggi di posta elettronica, siamo approdati ad una tanto ambita voce umana per apprendere che la nostra richiesta non poteva essere soddisfatta in quanto la recente popolarità di Gino, meritata dai suoi conosciuti e giustamente apprezzati interventi pubblici, aveva scatenato un fenomeno singolare di scontento da parte dei soci e sostenitori della sua associazione. Le lamentele pervenute in sede esprimevano disaccordi e disappunti sul fatto che il signor Strada si fosse troppo politicizzato, che Emergency fosse diventata troppo Ginocentrica e che forse anche che il mondo fosse troppo rotondo. Insomma, per una Onlus che è potuta crescere affidandosi alla generosità e ai consensi dei comuni cittadini, ricevere dagli stessi dei comunicati di evidente scontento non poteva essere ignorato. Ci è stato spiegato che non era una questione di popolarità di testata, poiché anche la richiesta da parte dell'inserto de La Repubblica Io Donna era stata respinta, ma avevano preso la cauta decisione di non sottoporre troppo il loro presidente a un'esposizione sui media che potesse essere non gradita ai loro finanziatori.

on è stato un problema trovare un altro personaggio di eguale statura per l'intervista del nostro articolo di copertina, ma la domanda che si è proposta è questa: cos'è che fa scattare negli esseri umani questo istinto polemico per cui tutto e tutti sono criticabili e denigrabili? Cosa bisogna fare per esprimere tutte le proprie buone intenzioni senza essere avviliti, additati, attaccati dall'invidia, dalla piccolezza e dall'invadente inquisizione dei poveri di spirito?

essere umano è sospettoso, diffidente e calunnioso. Ogni buona azione è oggetto di maldicenze. E' per questo forse che non è mai esistito prima d'ora un giornale che tratti di buone notizie, perché dietro la buona notizia, o colui che la esegue, si crea un inevitabile strascico di pettegolezzi e dicerie per sminuire e distruggere il valore dell'azione stessa. Un'etichetta data a un essere umano, soprattutto se negativa, è ben difficile da togliersi. Non viene data una seconda chance a chi ha errato. Non c'è possibilità di riscatto o redenzione. Questo perché ogni singolo essere umano di questa Terra è macchiato del peccato originale (di questo si trattava) di aver sbagliato qualcosa. Sbagliare è caratteristica intrinseca del genere umano, ma questo, il genere umano, non l'ha mai sopportato, superbo com'è nell'aver sempre creduto di essere una razza superiore e meritevole di essere al centro dell'universo. Allora per non guardarsi per quella che è la sua intollerabile imperfezione, ogni essere umano passa il suo tempo a guardare gli altri e ad additare ogni virgola che può essere interpretata in maniera negativa, dimenticandosi che, se imparasse ad osservarsi e comprendersi, potrebbe anche ambire al perfettibile.

essere umano è sospettoso, diffidente e calunnioso, ma sappiamo che c'è anche una parte che è generosa, intelligente e edificante. Noi votiamo per questa, e la incoraggiamo a crescere e ad agire anche se il risultato non potrà essere perfetto o potrà essere oggetto della malevolenza altrui. Sono infatti coloro che non agiscono che sono sempre pronti a criticare, perché sono macchiati del peccato originale del non fare, e questo, che è un loro grosso errore, non lo sopportano.
E' sempre meglio una buona azione imperfetta che una non azione.

Simona Valesi