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n. 11
set-ott-nov 2005
 

Il miglior futuro dai semi antichi

Tra l'agricoltura chimica e quella biologica si sta aprendo la strada un nuovo metodo di coltivazione, battezzato Naturale, che ha le sue origini nelle conoscenze e filosofie antiche. Il fondatore ne garantisce le alte qualità nutrizionali, addirittura terapeutiche, con un costo più economico sia per il produttore sia per il consumatore...
di Lorenzo Ferrante


a tecnologia salverà il nostro futuro! Sono molti gli scienziati che affermano questo, soprattutto negli ultimi tempi, dove si riscontra un sempre maggior bisogno di risposte alle crescenti domande inerenti a salute e benessere. L´affermazione ha del vero, in sé, ma è importante capire cosa s´intende per tecnologia, visto che lo stesso termine indica sia progresso e sviluppo e, contemporaneamente, è anche un sinonimo d´inquinamento, alienazione, meccanizzazione, disumanizzazione.
La tecnologia del passato si basava, come avviene ancora oggi fra gli scienziati più seri, sull´osservazione di fenomeni che erano poi studiati e approfonditi. Dai risultati si formulavano le leggi che venivano applicate per migliorare la vita dell´intera umanità, che è poi lo scopo della scienza e della ricerca nella sua interpretazione più alta e nobile.Il miglior soggetto-partner da osservare è sempre stata la ÇNaturaÈ. Osservando tutto ciò che ci circonda ci siamo potuti adattare all´ambiente, vivere al suo interno e in simbiosi con esso. Questo tipo di metodologia era applicata anche dai vecchi agricoltori. Un tempo chi lavorava la terra poteva essere insignito di laurea ad honorem per la conoscenza delle varie espressioni della natura: i cicli lunari, i venti, le rotazioni del sole, le stagioni, le previsioni meteorologiche. In aggiunta, oltre alla conoscenza specifica sulle varietà di piante, si sapeva anche il giorno migliore per seminare, per raccogliere, per potare gli alberi. Tutto ciò che serviva per avere dalla natura il miglior risultato anno dopo anno, rispettando gli anni di magra e godendo di quelli di abbondanza. Questo mondo sembra essersi eclissato. La terra è diventato un giacimento da sfruttare in maniera forsennata. Tutti corrono allo sfruttamento del suolo per ottenere il massimo possibile, prima possibile e con un incremento percentuale ad oltranza, anno dopo anno. Sembra che null´altro importi più. Tutti, o quasi, i coltivatori della terra seguono la logica del profitto come in un´industria e anche l´agricoltura deve seguire le regole aziendali: massimo profitto, minima spesa. La qualità diventa sempre più spesso un fattore apparentemente marginale.
Poteva questo sistema andare avanti a lungo? Secondo i dati fornitici da chi lavora la terra, no. I costi per sostenere l´agricoltura così come viene fatta adesso sono diventati impossibili da sostenere.
Facciamo due conti.

La storia di un contadino
Giuseppe Oglio è un agricoltore della Lomellina, in provincia di Pavia, che coltiva soprattutto riso, grano e farro. Da giovane ed appassionato agricoltore si iscrive alla facoltà d´agraria per conoscere le varie metodologie di coltivazione, dalla chimica alla biologica. Scopre, suo malgrado, che l´unica conoscenza rimasta nelle università sull´agricoltura è relativa all´uso dei prodotti chimici, compreso per la coltivazione biologica che utilizza solo delle varianti di prodotti meno tossici, e decide di lasciare l´ateneo per cimentarsi come autodidatta. Giuseppe ha il sorriso sornione e l´aspetto accennato da antico guascone, e alla vigilia dell´intervista dice: ÇSe volete parlare di agricoltura, non parliamo qui. Andiamo nei campiÈ. E nei suoi campi siamo andati con lo spirito osservatore del giornalista e quello interessato del consumatore.
Lasciamo Cascina Casalina, un posto che sa di antico e confortevole, residenza di Oglio e la sua famiglia e andiamo ad affondare le nostre scarpe cittadine tra i cereali. Non c´era nessun odore di sostanze chimiche. Le piante erano belle e rigogliose: un esempio di eco-sistema in equilibrio. Ci spiega che quando era iscritto all´università seguiva alla lettera le indicazioni dei tecnici: ÇSe mettevo in pratica quello che mi insegnavano all´università, non funzionava niente. Mi dicevano di concimare quel giorno, io lo facevo ma non veniva su niente. Allora ho chiamato i tecnici per farmi dare un aiuto. Questi mi dicono che non va più bene così e che devo fare un altro trattamento, per evitare questa o quella malattia della pianta. Lo faccio e non viene su ancora niente. Strano! Sono andato avanti così per un bel po´. Tra l´altro, i cosiddetti trattamenti, sembrava di essere dall´estetista, non erano certo gratuiti. Ogni volta tiravo fuori fior di quattrini. Sono arrivato ad un punto che non avevo più soldi. Non riuscivo più a stare dietro alle spese ed ai costiÈ.
Per sopravvivenza decide quindi di fare un esperimento. ÇMi sono detto, se continuo cosi non vado avanti. Ho deciso, allora, di piantare i semi che avevo senza seguire più niente e nessuno. Certo non avrei fatto un gran raccolto, mi dicevo, ma se avessi eliminato tutte le spese almeno non avrei avuto creditori che mi bussavano alla portaÈ.
Così facendo Giuseppe negli anni osserva una cosa tanto importante quanto semplice: ÇSe le piante le lasci crescere da sole, senza nessun trattamento, ne su di loro, ne sulla terra, queste si curano e si fortificano. Il primo anno molte piante si sono ammalate alla radice, alcune no ed hanno dato il frutto. L´anno successivo si è ammalato il fusto ma colpendo meno piante. L´anno dopo le foglie, e quello successivo i semi. L´anno seguente, più nienteÈ. La debolezza, secondo l´Oglio, dipende da tutte le manipolazioni che l´uomo ha fatto, sui semi e sull´ambiente, per avere una qualità che avesse maggior resa e quindi maggior profitto. ÇI semiÈ, ci dice, Çsi sono ripuliti da tutte quelle malattie o debolezze che negli anni avevano accumulato nel loro DNAÈ.

Il male dei semi
Approfondendo questo concetto Oglio ci spiega che le piante interagiscono con l´ambiente in cui vivono e, secondo le caratteristiche del terreno, se acido o alcalino, se in collina o in pianura, se al mare o in montagna, assumono le caratteristiche energetiche di quel posto. Le stesse si ritrovano, poi, anche all´interno del frutto o del chicco, per i cereali. Negli anni l´uomo, per comodità ed interesse, ha ritenuto opportuno prendere i vari risi, incrociarli, ed ottenere nuovi risi con le caratteristiche che si ritenevano migliori. ÇDa vedere, adesso, migliori per chiÈ prosegue Oglio nella sua spiegazione, Çio parlo di riso perché è quello che produco, ma lo si è fatto con tutti i cereali, e si cercava di creare dei risi che si potessero adattare ad ogni terreno. Il risultato è stato che il riso, non avendo più la sua impronta genetica originaria che lo caratterizzava, si è trovato ad avere dentro informazioni diverse che appartenevano a risi che provenivano da ambienti diversi nei quali si erano già adattatiÈ.
Çé logicoÈ, prosegue Oglio, Çche un chicco cosi manipolato, perde tutta la sua forza perché non sa più quale informazione seguire. Non riconosce più, così facilmente, il posto in cui dovrà vivere perché dentro ha altre informazioniÈ.
Di fronte a questo problema gli agronomi si sono chiesti come ridare ai cereali la forza perduta e la risposta emersa è stata la concimazione, sia organica, sia chimica.
ÇPer dare forza a semi che non ne avevanoÈ, ci dice Oglio, Çli hanno pompati di concime per supportare la loro crescita. Infatti certe piantagioni moderne senza la concimazione non crescerebberoÈ.
La conclusione è che il cibo che noi mangiamo non ha più forza, non ci nutre e, anzi, spesso ci fa ammalare. I cereali, la verdura e la frutta, per sottomettersi alle regole del mercato che voleva prodotti belli, grandi e perfetti, hanno perso la loro forza, il loro DNA originario. Se ne sono invece trovato uno confezionato da mani diverse da quelle che l´avevano creato migliaia di anni fa.
Mentre prima un piccola mela ti saziava e soddisfaceva, adesso più di una, grosse il doppio, non ti appagano.
Dice Oglio: ÇQuesto sistema alterato e assolutamente dispendioso di portare avanti i campi non era quello giusto, almeno per me. Circa dieci anni fa ho deciso di cambiare e di fare di testa miaÈ.

Laboratori a cielo aperto
Giuseppe continua il suo racconto con delle conclusioni che hanno del filosofico: ÇHo capito che insieme, terra, piante e uomo, se fanno bene la loro parte, diventano una potenzaÈ. ÇMi son trovato ad avere, all´inizio, pochi soldi, pochi semi ma anche poche spese. Andavo avanti lo stesso. Prima in un metro quadrato crescevano 200 spighe ma a fine anno, non riuscivo ad arrivarci senza debiti; con questo sistema le spighe per metro quadrato erano solo 100, più o meno, ma arrivavo a fine anno con qualcosa in mano: quattro lire ed i semi per l´anno dopo. In pratica ho ricostruito l´agricoltura come si faceva un tempo. Senza interventi chimici convenzionali o biologici. Aspettare ed osservare cosa fanno le piante durante tutta la stagione, seguirle dalla semina alla raccolta, e basta!Ó ci sottolinea enfaticamente e orgogliosamente continua: ÇI miei campi sono diventati dei laboratori a cielo aperto. Ci vedo succedere di tutto. I tecnici, gli esperti, mio padre stesso, mi dicono che il riso non nasce in mezzo all´erba. Io ho provato in un ettaro a piantare del riso in permacoltura, cioè ho seminato senza arare e in mezzo all´erba, creando un inselvatichimento della coltura. In pratica si semina il riso a mano gettandolo sul terreno tecnicamente detto a spaglio e lo si lascia venir su come vuole lui, in mezzo all´erba ed alle altre piante come il giavone, l´eterentera, il trifoglio, l´erba rossa, il musronato, le pologonacee. Tra due mesi sarà alto così e fra tre mesi, sai che energia che avrà? Non può essere un riso uguale agli altriÈ. I campi si presentano di una bellezza bucolica, e in una distesa verde, che ad un occhio profano dice poco, Oglio ci mostra come il riso cresce tra l´erba. Delle piccole piantine di un verde chiaro spuntano e si fanno spazio fra le altre senza subirne la vicinanza. La sensazione che si prova è di integrazione fra i mondi della natura: vegetale, minerale ed animale. Nel campo vicino a quello della permacoltura, Oglio ci mostra un altro campo dove ha dovuto arare per non far venire un colpo al suo già 75enne padre, che ha trascorso la vita nei campi. ÇEccoÈ, ci dice, Çqui dove ho dovuto arare, nel campo sono più evidenti le piantine del riso. Osservate però questi piccoli buchetti. Sono fatti da vermi che abitano il terreno insieme al risoÈ.
ÇVermi!È, abbiamo esclamato, ÇE il riso? Non va a male con i vermi che gli girano intorno? Non gli mangiano le radici?È.
ÇQuesti cittadiniÈ, avrà pensato, Çpavidi anche nei confronti di minuscoli vermiÈ. ÇNoÈ, ci ha risposto pazientemente, Çstanno tutti bene insieme. Vedete queste piccole alghe?È, ci diceva indicandoci dei delicati ciuffi di erba che cominciavano a ricoprire il suolo umido della risaia, ÇSono piante di mare. Fra un po´ cominceranno a crescere piante con il fusto che sono piante di terra. Insieme andranno avanti. A settembre vedremoÈ.

Oltre il biologico e il biodinamico: il naturale
Nulla sembra spaventarlo. Giuseppe ha un´estrema fiducia in quello che dice e che applica nei suoi campi. é forte dell´osservazione che negli anni gli ha dimostrato che è sul campo che scopri le verità. é come se il riso di quel campo avesse intorno a se una musica, una melodia di pace nella quale crescere tranquillo e forte.
Voi lo mangereste un riso così?
Questi discorsi si fanno, di solito, per la carne. Tutti quelli che ne mangiano hanno compreso, e lo dicono, che per mangiare una carne sana è importante sapere dove e come ha vissuto un animale: se libero di pascolare nei prati o rinchiuso in uno staggio di due metri per due, fermo, a mangiare ed ingrassare, sostenuto da antibiotici per evitare infezioni o psicofarmaci per non impazzire. Per i campi vale lo stesso discorso. Immaginate un campo che viene arato, erpicato, livellato, trattato con disseccante totale, concimato (chimicamente od organicamente), diserbato una prima e subito dopo una seconda volta, concimato ancora e trattato con fungicidi due volte, a breve distanza l´uno dall´altro.
Si ha l´idea di diventare matti. E vogliamo veramente credere che tutto questo non resti nelle memorie di quel chicco che ha vissuto in un ambiente del genere?
Per essere chiari, questo è quello che avviene nell´ agricoltura convenzionale da anni. Anche i prodotti biologici vengono regolati da una legge che consente un utilizzo di prodotti chimici fino al un massimo del 15%. I trattamenti sul terreno e sulle piante sono gli stessi che avvengono nell´agricoltura convenzionale, solo con qualche piccola differenza.
Da molto tempo studiosi dell´alimentazione ci mettono in guardia invitandoci a stare attenti a non sfidare la Natura nel suo lavoro. Come conseguenza continueremo a vedere sotto i nostri occhi gli effetti: un aumento delle intolleranze a tutto, per esempio al glutine, un´intolleranza che cinquant´anni fa era inesistente.
Il pensiero di Oglio, e forse non solo suo, si esprime in un enunciato: ÇMeno tocchi il terreno e la pianta, più alta è la qualità del prodottoÈ.
Deve esserci qualcosa di vero in quello che dice Giuseppe, altrimenti non si spiega come mai alcuni medici ed il CNR stiano facendo studi e sperimentazioni sui suoi risi per accertarne il carattere curativo per alcune malattie come il diabete.
ÇChe il cibo sia la tua medicinaÈ. In quest´epoca di confusione mediatica, qualcuno sta ritornando all´antico principio espresso dai padri della medicina, Avicenna ed Ippocrate. La linea che porta avanti Giuseppe Oglio, che sta coinvolgendo altri produttori a macchia di leopardo in tre quarti d´Italia, va oltre il convenzionale, il biologico ed il biodinamico. Lui la definisce Agricoltura Naturale.
La sua ricerca e selezione di varietà antiche, garantisce una qualità elevatissima di quello che poi diventerà il nostro cibo. Varietà antiche perché sono quelle meno manipolate dall´uomo, quelle che hanno conservato il patrimonio genetico più intatto e quindi più forte e che non ha bisogno di sostegno e di concimi, né chimici né biologici. é questo che ci prospetta il suo progetto: mangiare semi antichi per avere un futuro di essere umani sani e forti che si nutrono con metodi naturali. Naturali veramente.