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n. 10
giu-lug-ago 2005
 

Visioni di atmosfere serene

Con la firma del presidente russo Putin nell´ottobre 2004, si raggiunto l´adesione minima dei paesi per ratificare il Protocollo di Kyoto che si occupa di porre rimedio alle variazioni climatiche che hanno creato squilibri all´ecosistema del nostro pianeta. Ora i paesi aderenti si stanno organizzando.
di Simone Fiorettio


niziò tutto nel giugno 1992, con il Summit della Terra su Ambiente e Sviluppo organizzato dalle Nazioni Unite (UNCED) che si tenne a Rio de Janeiro. Fu, allora, la più grande conferenza della storia. Vi parteciparono 183 paesi rappresentati da più di 10.000 tra delegati ufficiali, capi di stato e di governo, e oltre 15000 tra rappresentanti di associazioni ambientaliste, organizzazioni non governative, comunità religiose, indios, esperti, industriali e giornalisti. Gli argomenti all´ordine del giorno includevano i problemi ambientali più importanti: inquinamento, esaurimento delle risorse, protezione del patrimonio forestale, marino e della biodiversità naturale, e non da ultimo il surriscaldamento globale.
Tutti si auspicavano che dalla conferenza ne derivasse la stesura di una Carta della Terra che potesse rappresentare i diritti e doveri ecologici sia degli Stati sia degli individui, e che segnasse i principi generali di un´ipotetica Costituzione Ecologica Mondiale. Ciò che ne derivò, invece, fu una dichiarazione non vincolante per i firmatari, la Dichiarazione di Rio appunto, che definiva 27 punti fondamentali in materia di ambiente e sviluppo ripresi dalla Dichiarazione di Stoccolma del 16 giugno 1972, e solo due Convenzioni di valore giuridico: una di queste era la Convenzione sui Cambiamenti Climatici, firmata dal numero record di 153 paesi. Non firma però la Malaysia, paese di rilievo per il suo patrimonio forestale.
Gli Stati, quando adottarono la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici nel 1992, riconobbero che essa avrebbe costituito un trampolino per un´azione più energica nel futuro. Istituendo un processo permanente di esame, di discussione e di scambio di informazioni, la Convenzione ha permesso l´adozione di impegni supplementari adattati all´evoluzione delle conoscenze scientifiche e della volontà politica. Il primo esame dell´adeguamento degli impegni assunti dai paesi sviluppati si ebbe, come previsto, nella prima sessione della Conferenza delle Parti (COP), a Berlino, nel 1995. Le Parti decisero che gli impegni dei paesi sviluppati, di mantenere le emissioni dell´anno 2000 ai livelli del 1990, non permetteva, a lungo termine, di perseguire l´obiettivo della Convenzione di impedire interferenze antropiche (attribuibili all´attività umana) pericolose per il sistema climatico. I ministri e gli altri funzionari di alto livello risposero adottando il Mandato di Berlino ed aprendo un nuovo giro di consultazioni per rafforzare gli impegni dei paesi sviluppati. Il Gruppo Speciale del Mandato di Berlino (AGBM) è stato istituito al fine di redigere una bozza d´accordo; al termine di otto sessioni ha trasmesso il testo per la negoziazione finale. Si arriva così alla tappa finale da essere adottata in occasione della COP 3 nel dicembre 1997 in Giappone, a Kyoto.

Il Protocollo
Quasi 10.000 delegati, osservatori e giornalisti parteciparono a questo importantissimo evento. Alla Conferenza si approvò, per consenso, la decisione per l´adozione di un Protocollo secondo il quale i paesi industrializzati si impegnano a ridurre, per il periodo 20082012, il totale delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno 5% rispetto ai livelli del 1990. Questi impegni, giuridicamente vincolanti, produrranno una reversione storica della tendenza ascendente delle emissioni che detti paesi hanno da circa 150 anni.
Il Protocollo di Kyoto è stato aperto alla firma il 16 marzo 1998. Nel Protocollo sono indicati per i Paesi aderenti, gli impegni di riduzione e di limitazione quantificata delle emissioni di gas serra (anidride carbonica, gas metano, protossido di azoto, esafloruro di zolfo, idrofluorocarburi e perfluorocarburi). Con più precisione le Parti dovranno, individualmente o congiuntamente, assicurare che le emissioni antropogeniche globali siano ridotte di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990 nel periodo di adempimento 2008-2012.
Per il raggiungimento di questi obiettivi, i Paesi possono servirsi di diversi strumenti che intervengono sui livelli di emissioni di gas a livello locale-nazionale oppure transnazionale. Nell´ampio ventaglio di strumenti, ne vengono espressamente indicati tre, tutti appartenenti alle cosiddette misure di flessibilità. Queste misure sono l´Emissions trading, il Clean Development e la Joint Implementation.
L´Emission trading è una misura ammessa tra i Paesi appartenenti all´accordo e si sostanzia nella creazione di un mercato dei permessi di emissione: è uno strumento ci cooperazione tra i paesi aderenti per attuare congiuntamente gli obblighi. Qualora l´impegno congiunto non fosse raggiunto, rimane l´impegno individuale della nazione.
La Joint Implementation (implementazione congiunta) è una misura che prevede la collaborazione tra Paesi sviluppati e consente a un Paese dell´Annesso I di ottenere dei crediti di emissione grazie a dei progetti di riduzione delle emissioni oppure di assorbimento delle emissioni di gas a effetto serra sviluppati in un altro Paese dell´Annesso I.
Il Clean Development Mechanism (meccanismo di sviluppo pulito) è uno strumento analogo alla JI e si differenzia da quest´ultima in quanto coinvolge attori diversi, ovvero Paesi firmatari e quelli non aderenti. Le misure di flessibilità vengono considerate supplementari rispetto alle azioni domestiche. Le regole che permetteranno di rendere operativi i meccanismi di flessibilità devono essere ancora precisate.
Il Protocollo, si diceva, entrerà in vigore solo nel momento in cui venga ratificato, accettato, approvato o che vi abbiano aderito non meno di 55 Parti responsabili per almeno il 55% delle emissioni di biossido di carbonio (emissioni quantificate in base ai dati relativi al 1990). Tra i paesi non figura, gli Stati Uniti, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni (annuncio fatto nel marzo 2001). In realtà il presidente Bill Clinton firmò il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato e Gorge W. Bush ha annullato la firma; (si noti che la validità di questo comportamento è discussa n.d.r.). Anche l´Australia ha annunciato che non intende aderire l´accordo, per non danneggiare il proprio sistema industriale. Nonostante questo, con la firma del presidente russo Putin nell´ottobre 2004, il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore. Tra il 2008 e il 2012 i paesi industrializzati firmatari si impegnano a ridurre le emissioni di gas effetto-serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990. Ma già da quest´anno, circa 12 mila aziende europee si stanno adeguando per ridurre le proprie emissioni in base al test preparatorio stabilito dall´Unione Europea. Il Protocollo stabilisce che le aziende che inquinano oltre la propria quota prestabilita debbano finanziare dei progetti ambientali nei Paesi in via di sviluppo che riducano le emissioni nocive o acquistare dei crediti ambientali dalle aziende più virtuose. Questo ha recentemente fatto nascere dei veri e propri mercati finanziari, con borse regolamentate e banche specializzate.

Le attuazioni
Ma cosa significa aderire al protocollo di Kyoto? Una semplice firma, che però significa molto; ogni paese aderente, non più tardi di un anno prima dell´inizio del primo periodo di adempimento, realizzerà un sistema nazionale per la stima delle emissioni antropiche delle fonti e dall´assorbimento dei pozzi di tutti i gas ad effetto serra non inclusi nel protocollo di Montreal. I programmi riguarderanno i settori energetici, dei trasporti, dell´industria, come pure dell´agricoltura, la silvicoltura e la gestione dei rifiuti. Inoltre le tecnologie di adattamento ed i metodi per migliorare la pianificazione del territorio permetterebbero di meglio adattarsi ai cambiamenti climatici. Inoltre, i paesi aderenti, dovranno presentare tutte le misure adottate che corrispondano ai canoni del protocollo, nonché tutte quelle informazioni riguardanti misure, che a loro avviso, contribuiscano a fronteggiare i cambiamenti climatici ed i loro effetti negativi, incluse le misure volte alla riduzione dell´aumento dei gas ad effetto serra e all´incremento dei pozzi di assorbimento, al rafforzamento delle capacità e dell´adattamento.
La vera svolta, sta nel fatto che, tutti gli stati aderenti, coopereranno nella promozione di modalità efficaci per lo sviluppo, l´applicazione di tecnologie, di conoscenze tecniche, di pratiche e di processi ecologicamente compatibili con il cambiamento climatico, ed adotteranno tutte le misure necessarie per promuovere, facilitare e finanziare, se necessario, l´accesso a dette fonti e trasferirle, in particolare verso i paesi in via di sviluppo, inclusa la formulazione di politiche e programmi per l´efficace trasferimento di tecnologie ecologicamente compatibili, che siano di pubblica proprietà e pubblico dominio, e la creazione, nel settore privato, di un ambiente idoneo che permetta la promozione del trasferimento di tecnologie ecologicamente compatibili e l´accesso ad esse. Dovranno, inoltre, cooperare nella ricerca scientifica e tecnica e promuoveranno il mantenimento e lo sviluppo di sistemi di osservazione sistematica e la costruzione di archivi di dati al fine di ridurre le incertezze relative al sistema climatico, le conseguenze negative delle stesso, quelle economiche e sociali delle diverse strategie di risposta, promuovendo la realizzazione ed il rafforzamento delle capacità e delle misure endogene di partecipazione agli sforzi, ai programmi ed alle ricerche internazionali ed intergovernativi relativi alla ricerca e all´osservazione sistematica.
Ai paesi in via di sviluppo saranno trasferite tecnologie, risorse finanziarie di cui abbisognano per fronteggiare la totalità dei costi supplementari concordati per procedere nell´adempimento degli impegni previsti dal protocollo. Tutte le misure terranno, naturalmente conto, delle necessità che il flusso dei mezzi finanziari sia adeguato e prevedibile, nonché dell´importanza di una adeguata divisione delle spese tra le parti. I gas presi in considerazione sono il biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoro di zolfo.
In testa alla classifica di chi inquina di più ci sono gli stati Uniti d´America, (che insieme all´Australia, altro continente inquinante, non ha firmato il protocollo n.d.r.), ed in buna compagnia seguono Russia, Inghilterra, Italia, Giappone e Germania. Uno sforzo, che ogni paese aderente, dovrà impegnarsi a fare, in favore dei paesi in via di sviluppo, che oltre ad accrescere la propria situazione economica, sviluppi la coscienza dell´ambiente e quindi dello sviluppo sostenibile. Di interventi concreti, finora, pochissimi, visto che solo da pochi mesi la Russia ha aderito al protocollo, consentendo di renderlo applicabile. I paesi non sviluppati o on via di sviluppo come Cina o India, che secondo le previsioni saranno in futuro i maggiori emettitori di gas antropogenici, non sono sottoposti a nessun tipo di vincolo e non sono obbligati a ridurre le emissioni di gas serra. Lo sforzo compiuto dai paesi del primo protocollo per contenere le emissioni dei gas serra potrebbe essere, quindi, completamente vanificato dal comportamento dei paesi meno sviluppati. In altri termini, ad un sacrificio attuale di alcuni paesi, corrisponderebbe ad un miglioramento solo presunto del problema globale connesso con le emissioni di gas serra.

L'impegno dell´Italia
Il nostro paese appartiene al gruppo delle Nazioni incluse entrate nel 1997. L´obiettivo di riduzione dei gas serra indicato nel protocollo è fissato ad una percentuale dell´8%, ovvero alla stessa percentuale indicata per tutti i Paesi appartenenti all´Unione Europea) In sede comunitaria, nello scorso giugno 1998, sono state stabilite le percentuali di riduzione a carico dei diversi paesi. Per l´Italia, è stata fissata una percentuale del 6.5%. Al preciso scopo di favorire una riduzione delle emissioni di gas antropogenici, il comitato interministeriale per la programmazione economica ha, nel novembre 1998, individuato le azioni nazionali che permetterebbero di ottenere tale riduzione delle emissioni.