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n. 8 / luglio 2004

 

 

OGM, fatti e misfatti

Dopo la richiesta di risarcimento di 1 miliardo e 800 milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno presentato all'Unione Europea perché ha rifiutato di accettare prodotti OGM sul proprio territorio, la popolazione mondiale è in vigile attesa che il WTO prenda una delle decisioni più critiche e rivelatrici che riguarda l'umanità.
di Simona Valesi


otto la pressione delle multinazionali americane paladine del transgenico e gli occhi puntati contro dalla cittadinanza europea, la World Trade Organization (WTO) dovrà prendere posizione e dichiarare se al mondo ha più valore la libertà di mercato di pochi o la libertà di pensiero, arbitrio e decisione di una moltitudine di cittadini. Area del contendere sono le colture geneticamente modificate che dalla loro nascita hanno diviso il mondo tra interessi economici e consumatori preoccupati dall'insufficienza di ricerche e informazioni che possano dare certezze sull'assenza di rischi alla salute dell'uomo e all'ambiente.
Nonostante la carenza di risultati scientifici accertati, sono molte le convinzioni di eccellenti studiosi, basate su conoscenze già acquisite e testate, che avvisano di non prendere la questione OGM con leggerezza. Senza voler essere giustizieri non motivati della tecnologia avanzante riportiamo fatti ed opinioni che possano dare più chiarezza in un'area tenuta nel vago.

OGM perché?

ell'era pre-OGM incroci e innesti delle colture si praticavano già da più di diecimila anni. L'uomo ha accelerato con il suo intervento ciò che la casualità avrebbe potuto produrre in natura nell'arco di migliaia di anni. E lo ha fatto a suo beneficio per creare dei frutti a lui più piacevoli ed utili. La rivoluzione del transgenico inizia nel 1953 quando si scopre che la struttura chimica del DNA è identica sia nei batteri, sia nelle piante, sia negli animali, compreso l'uomo. Si presuppose quindi che, trasferendo un frammento di DNA, che contiene le informazioni per le funzioni biologiche delle cellule, si potevano cambiare gli organismi e le loro caratteristiche. Così ci spiega Marika De Acetis, vicepresidente dell'ANBI (Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani) in uno dei suoi dossier, e afferma che "ora abbiamo a disposizione ortaggi che sono in grado di resistere alle gelate invernali perché possiedono un gene di un pesce artico che vive a temperature molto basse, o il riso che contiene il ferro e la vitamina A (Golden Rice), importantissimo per aiutare a sanare alcune carenze alimentari del Terzo Mondo. La carenza di vitamina A è responsabile di gravi casi di cecità e morte prematura".
Presentata così sembrerebbe una trovata geniale, ma su questo futuro dorato non è però d'accordo il professor Mariano Bizzarri, docente di biochimica all'Università La Sapienza di Roma e membro del Consiglio Scientifico Superiore del Ministero dell'Agricoltura e Commissione OGM, che a parlare di Golden Rice si infervora e esplode: "Io di mestiere faccio il biochimico e non posso ragionare sulla base di pregiudizi. Io devo dimostrare quello che dico e il ragionamento è semplice: abbiamo tutti bisogno di 800 microgrammi di vitamina A, soprattutto i bambini, se no diventano ciechi. In una carota ce ne sono 1200 e quindi basterebbe dare una carota al bambino senza inventarsi troppe cose strane. Invece cosa si sono inventati questi geni? Hanno trasformato il riso in modo che ogni 100 grammi producessero 30 microgrammi di vitamina A, così per avere i miei 800 microgrammi ho bisogno di tre chili di riso crudo che equivale a nove chili cotti. Ma chi se li mangia? La scienza è una cosa seria. Quando c'è una soluzione semplice bisogna usare quella. Io posso sollevare un portafoglio da terra con la gru. E' possibilissimo, ma", aggiunge comprensibilmente, "mi sembra un'idiozia".
Anche altri sono "gli obiettivi per cui gli OGM vengono prodotti", continua la De Acetis nel suo dossier, "alcuni rivolti ad aumentare il profitto economico degli operatori agricoli, altri ad un miglioramento della salute pubblica e dell'ambiente", come "aumentare o migliorare la produzione, migliorare le caratteristiche organolettiche (n.d.r. renderle più piacevoli ai sensi), aumentare la resistenza a parassiti e ad erbicidi in modo da distruggere le erbe infestanti senza danni per la coltura". Ma ciò che preoccupa i difensori del "naturale" sono gli effetti imprevedibili e collaterali che possono derivare da una serie di comportamenti a catena scatenati da un apparente innocuo utilizzo di un seme OGM. Per meglio spiegare illustriamo un esempio di vita vissuta che sfiora pericolosamente il rischio d'irreversibilità. Una sorta d'invalidità permanente di un arto del pianeta.



Il caso Argentina. Un esempio su cui riflettere.

Alla fine degli anni '80, le vaste terre del più fertile territorio argentino, le Pampas, sono state colpite da grave erosione che è stata causa di una riduzione di circa un terzo dei raccolti. Gli agricoltori, per cercare di arginare il problema, hanno iniziato a seminare senza praticare l'aratura, ma questo aveva permesso alle erbe infestanti di crescere incontrollate lasciando gli agricoltori disarmati. Quando fu presentata loro la soia OGM Roundup Ready, prodotta dalla Monsanto, sembrava una manna caduta da cielo. Era geneticamente modificata per resistere al glifosato, un diserbante che la stessa Monsanto vende con il nome commerciale di Roundup, e quindi poteva essere coltivato senza subire danni mentre un paio d'applicazioni del diserbante si sarebbero prese cura delle erbacce. Nel '97 l'Argentina diventava così uno di primi paesi ad autorizzare la coltivazione di colture OGM, e la Monsanto fornì agli agricoltori un conveniente "pacchetto tecnologico" comprendente semi di soia Roundup Ready, pesticida Roundup e attrezzi per l'irrorazione. L'alta richiesta mondiale di soia per l'alimentazione degli allevamenti intensivi convinse gli agricoltori a dedicarsi unicamente alla coltivazione di questo legume, e furono ben presto imitati dagli investitori urbani che, colpiti dalla crisi economica, cercavano un settore che desse profitti. Nel 2002 metà della terra arabile argentina, equivalente a 11,6 milioni di ettari, era coltivata a soia, quasi completamente GM, comprendendo anche aree ambientali fragili.
All'inizio sembrava tutto roseo: dal '97 al 2002 la coltivazione della soia era aumentata del 75%, i raccolti del 173% e, non utilizzando l'aratura e applicando il glifosato, riconosciuto come uno dei pesticidi meno tossici disponibili, anche l'erosione del terreno era diminuita dando un profitto agli agricoltori di 5 miliardi di dollari.
Ma qualche anno fa alcuni agronomi hanno cominciato a dare l'allarme su alcuni effetti non previsti della coltivazione a monocoltura della soia Roundup Ready. Nel 2001, a causa di erbe infestanti diventate tolleranti al glifosato, gli agricoltori utilizzavano una quantità più che doppia di pesticida, rispetto agli agricoltori che coltivavano soia tradizionale, causando l'emergenza di super-infestanti e il cambiamento microbiologico del terreno. Ma con l'economia a pezzi e l'esportazione della soia come maggiore fonte d'entrate, il Governo non intervenne. Con il collasso della valuta alla fine del 2001 ancor più terra fu convertita alla soia GM e si arrivò ad utilizzare nel 2003 150 milioni di litri di glifosato contro i 13.9 milioni utilizzati nel '97. A causa dell'ingente quantità di pesticida utilizzato, la presenza batterica del terreno è stata decimata e la terra è diventata inerte, inibendo il naturale processo di decomposizione che ha reso così necessaria la rimozione manuale della vegetazione morta. Inoltre si prevede che prolifereranno lumache e funghi come già sta succedendo negli Stati Uniti dove le radici della soia Roundup Ready si sono colorate di rosso perché coperte del fungo Fusarium. Un altro problema che è sorto in Argentina è la crescita spontanea della soia GM dai semi caduti durante il raccolto, e che non si riesce a sradicare con dosi normali di glifosato. Questo è stato visto come un'opportunità dalla Syngenta, una società agrochimica svizzera, che pubblicizza la soia come un'erbaccia da estirpare coi suoi pesticidi più aggressivi.
Solo ora, che gli esperti temono danni irreversibili, con un'inevitabile calo di produzione sia riguardante la quantità che la qualità, si torna a parlare di rotazione delle colture e d'insensatezza di convertire la maggior parte della produzione nazionale a un'unica derrata a scopo di profitto, penalizzando quelle che garantiscono una sicurezza alimentare per il paese.
Tratto da un'inchiesta fatta da Sue Branford,
giornalista freelance specializzata sui temi dell'America Latina,
pubblicata sul New Scientist del 17 aprile 2004

 

L'ambiente

li Stati Uniti e l'Argentina da soli costituiscono l'84% delle colture GM coltivate nel mondo. Simone Vieri, Capo Ufficio Studi del Ministero delle Politiche Agrarie e Forestali, spiega che i 42 milioni di ettari coltivati a OGM negli Stati Uniti rappresentano solo il 4% del terreno agricolo totale, in Cina i 2,8 milioni lo 0.3%. Questa organizzazione geografica minimizza i rischi di contaminazione in paesi molto vasti come quelli citati, mentre rende impossibile una netta divisione tra coltivazioni OGM e non, in regioni con una morfologia del territorio diversa come ad esempio quella italiana. In Italia, afferma Vieri, "abbiamo un sistema agrario ove gli OGM non sono possibili. La distribuzione nel territorio dei nostri campi non consente di garantire il non inquinamento. Il substrato argilloso unico al mondo trattiene gli OGM per tempi indeterminati. La stabilità e la non pericolosità di questi prodotti dovrebbe essere valutata a 15 anni di distanza perché è difficile liberarsene una volta introdotti".
Come Vieri commenta, "in realtà gli OGM perderebbero d'interesse se non ci fosse la possibilità di brevettarli". La propaganda umanitaria per sanare la fame nel mondo che accompagna la promozione degli OGM è messa in dubbio anche da Jean Pierre Berlan, direttore di ricerche agronomiche dell'INRA a Montepellier, che dice che i brevetti sugli organismi viventi sono "da abolire al più presto perché eticamente inaccettabili. Hanno lo scopo di controllare non la produzione, ma la riproduzione".
Il monopolio dei semi garantito dai brevetti renderebbe, infatti, le popolazioni più povere ancor più dipendenti ai paesi ricchi, come è successo in India, perché è da loro che dovrebbero comprarli, mentre persisterebbe "il fattore che limita la produzione nel mondo" che, come ci ricorda il professor Bizzarri, "è la carenza d'acqua. Io posso avere tutti i semi che mi pare ma senza l'acqua non produco nulla. E se sono povero i semi comunque li devo comprare. Il motivo della fame nel mondo non è dunque una produzione insufficiente, ma l'ingiustizia, la disparità delle risorse, l'inadeguatezza dei sistemi di riferimento produttivo, la differenza tra Nord e Sud". E ben altre sarebbero le strategie da adottare per risolverle piuttosto che le colture OGM.

L'uomo

a preoccupazione numero uno che minaccia la salute dell'uomo sono le allergie, dichiara il professor Bizzarri, ma ci sono stati casi "studiati, dimostrati e accertati, dopo che le persone sono state esposte a cibi OGM, in cui si è verificata la riattivazione di un tumore silente, la diffusione dell'antibiotico resistenza e la produzione di proteine tossiche".
Il problema è che "la maggior parte dei geni usati nell'ingegneria genetica", ci spiega il dottor Sergio Francardo, membro del Comitato tecnico-scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia e autore del libro I semi del futuro, "provengono da specie che non hanno mai fatto parte dell'alimentazione umana; non c'è dunque modo di sapere come l'organismo umano reagirà alle proteine contenute in questi nuovi alimenti.
Ci sono voluti migliaia di anni perché la specie umana riuscisse ad adattarsi agli alimenti che consuma attualmente e l'industrializzazione della produzione del cibo ha favorito uno stato di "allerta" massimo del nostro sistema immunitario che si trova ad affrontare un infinito numero di sostanze di sintesi che ne alterano la risposta. E' dunque molto probabile che l'introduzione, nell'alimentazione umana degli OGM, possa dar luogo a fenomeni allergici o tossici che interesseranno strati molto vasti della popolazione e, conseguentemente, ad un'emergenza sanitaria di notevoli proporzioni. Se, come le industrie biotecnologiche pretendono, gli OMG verranno commercializzati senza nessuna forma di etichettatura, le persone allergiche ad un determinato tipo di cibo non avranno alcuna possibilità di difendersi da un rischio a volte mortale".
Inoltre, aggiunge Francardo, il DNA si è scoperto essere "una molecola fluida, composta da migliaia di geni che svolgono funzioni certamente importanti ma non ancora chiarite. Questo significa che ogni manipolazione genetica è potenzialmente pericolosa perché dotata di effetti imprevedibili. La soia Roundup Ready della Monsanto è stata geneticamente modificata con l'introduzione di un gene tratto da un batterio che l'avrebbe resa resistente all'alta concentrazione dell'erbicida Roundup. Nel 2003 dei ricercatori belgi scoprirono e pubblicarono che, adiacente ad uno di questi frammenti di geni inseriti, c'era una sequenza di DNA che non faceva parte né del gene del Roundup né del normale DNA della soia. Il fatto evidente è che il segmento di DNA era abbastanza lungo da poter produrre una proteina nociva: una conferma che l'ingegneria genetica è un procedimento imperfetto e che non è possibile un controllo sulla quantità dei geni, sull'ordine e sulla posizione in cui sono inseriti".
E questo senza considerare la potenzialità che hanno gli OGM di diventare un'arma batteriologica se programmati intenzionalmente ad essere nocivi per l'uomo, anziché casualmente. "Questo è un pericolo che non viene per nulla considerato", fa riflettere Francardo.

Cosa può fare il singolo individuo

a questa situazione sorgono molte aspettative nei confronti di tutti, dal mondo politico a quello economico e scientifico, ma soprattutto civile.
Ci si aspetta che il WTO non difenda gli evidenti interessi economici delle multinazionali del transgenico, ma che rispetti la libertà di scelta delle singole nazioni sull'accettare o rifiutare sementi OGM sul proprio territorio. Ci si aspetta che gli Stati Uniti non pretendano che l'Europa importi OGM, come l'Europa non pretende che loro smettano di coltivarli.
Ci si aspetta che venga fatto valere l'art. 174 del trattato di Amsterdam che cita il principio di precauzione: in assenza di certezza scientifica devono essere vietate su tutto il territorio nazionale le coltivazioni OGM in campo aperto e l'allevamento di animali geneticamente modificati.
Ci si aspetta che la Presidenza del Consiglio dei Ministri mandi avanti il decreto sulla coesistenza di coltivazioni tradizionali e OGM bloccato dal 12 dicembre 2003, quando le è stato presentato dal Ministero dell'Agricoltura, e che a livello europeo si decreti l'obbligatorietà di includere nell'etichetta gli ingredienti carnei derivati da animali nutriti con mangime OGM. Ci si aspetta che la legge cementiera, buona nel nostro paese, sia fatta rispettare in modo sempre più rigido con controlli sempre più pressanti.
E per non cadere nel luogo comune di scaricare sempre le responsabilità sulle istituzioni, ci si aspetta che il singolo cittadino faccia la sua parte nel prendersi l'impegno di tenersi informato e attivo, di avvalersi del suo potere di scelta nell'acquistare prodotti biologici e biodinamici e di rifiutare quelli GM, di imparare a leggere le etichette, che secondo la legge in vigore dal 18 aprile devono evidenziare la presenza d'ingredienti GM, di passare parola e informare i conoscenti sui prodotti GM trovati sul mercato, di votare politici impegnati nella difesa della natura e di una vita degna e continuare ad esprimere così la più alta forma di civismo.
Anche Erwin Chargaff, professore di biotecnologia e padre della biochimica moderna, le cui leggi sono state fondamentali per la scoperta della struttura a doppia elica del DNA, aveva un'aspettativa: "Tutto ciò che mi aspetto dalla scienza è che non accresca le miserie umane. Come limite morale della scienza pretendo, come minimo, che le scienze naturali non snaturino la natura; che non disumanizzino l'uomo ".
E dipenderà dall'agire degli uomini se questo potrà, o no, accadere.