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n. 6 / aprile 2003 |
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Padre
Zanotelli:
integrità per la pace
E' possibile cambiare questo nostro
mondo? Radicalmente, in meglio, in modo definitivo? Lo abbiamo
chiesto a qualcuno che le mani, negli anfratti più dolorosi
e tristi del pianeta, se le è sporcate sul serio, dandosi
da fare: Padre Alex Zanotelli, missionario Comboniano in Kenia.
di Zvetan Lilov
colloquio con lui scopriamo che la chiave di una terra nuova,
che finora ha popolato solo i nostri sogni, non è molto
lontana: esiste e si può vedere, toccare, vivere. Fa parte
di noi, non di complicate formule socio-economiche. È la strada
fatta di una parola sola: integrità. Integrità significa
nessun compromesso con la nostra Coscienza, nessuna illusione
che con un colpo al cerchio e uno alla botte, gli esseri umani
possano procedere comunque verso uno dei futuri possibili, magari
non il migliore in assoluto - ci diciamo - ma neppure il più
disastroso. No, le cose non stanno così. Se la buona notizia
è che possiamo fare qualcosa, la notizia successiva, né
buona né cattiva, è che non sarà gratis. Non
gratis, dunque, ma necessario: senza una rotta del tutto diversa,
il nostro futuro beffardo potrebbe davvero essere "nessun futuro".
La natura
di Dio
 io
è all'inferno e soffre con le sue creature": non usa mezzi
termini, Padre Alex, non quando si tratta di descrivere ciò
che ha visto - di più, ciò che ha vissuto, insieme
a migliaia di persone tra le più povere delle Terra -
nella baraccopoli di Korogocho, alle porte di Nairobi, per dodici
anni. "Sono i poveri a ricordarmi questa verità - racconta.
Quando arrivai a Korogocho, l'impatto con la miseria mi fece
temere che Marx potesse avere avuto ragione, e che la ricerca
della trascendenza fosse solo oppio dei popoli. Invece no: i
poveri possiedono l'esperienza del divino nonostante la loro
disperazione. Ho provato anche a stuzzicarli, dicendo "guarda
come ti ha ridotto Dio", ma mi sentivo rispondere "Cosa dici
Alex?!". Dio è con loro e condivide le sofferenze che
provano".
Ha tentato, anzi dovuto chiedersi "Chi sei, Dio?". Domanda inevitabile,
essenziale, per evitare di impazzire, picchiando la testa contro
il muro alla ricerca di un senso, di un significato a tutta
quella sofferenza, a quella barbarie, a quel vuoto di dignità
umana che è la vita della baraccopoli. "Dio ha il volto
di donna", è stata la semplice risposta che si è
dato, che ci dà. Sorride e annuisce, quando gli si ricorda
che Papa Luciani la pensava allo stesso modo. Poi continua:
"Una donna genera, e può dare alla luce anche un bimbo
ammalato. Farà di tutto per salvarlo, ma qualche volta
il bimbo morirà tra le sue braccia. E lei proverà
strazio, impotenza, non accettazione. Anche Dio genera, come
la donna. Dopo averci generato, però, non può prenderci
per i capelli e tirarci da una parte o dall'altra. Siamo comunque
liberi di percorrere la nostra strada di morte, di desiderare
la morte e di mettere in piedi tutti i macelli che crediamo
di volere, nonostante quello che Dio fa per non vederci morire".
Non è necessariamente il discorso di un religioso, quello
di Padre Zanotelli: chiunque vive laicamente la spiritualità
sostituisca alla parola Dio l'espressione Spirito, Vita o Principio
Generatore, e si ritroverà in pieno nelle parole di quest'uomo
che, per suo stesso dire, è sceso nei sotterranei della
vita e della storia e porta ancora addosso l'odore della degradazione
umana di Korogocho, "dove si sente la sofferenza di Dio - sottolinea
-, che è poi quella dell'Uomo".
La natura
dell'Uomo
 e
Dio ha sembianze femminili, che sembianze ha l'Umanità?
Risponde: "L'Umanità è il Popolo dei Volti". Se
ci si rende conto che il nostro vicino è un Volto, non
l'abitante di una statistica, diventa molto più difficile
fargli del male: "la vittima non la guardi in viso - continua
-, la devi spersonalizzare prima di trasformarti nel suo carnefice.
Questa meccanica va studiata. Da noi in Occidente è un
problema: siamo diventati cose, tubi digerenti, numeri". La
spersonalizzazione che rende tutti uguali fa sì che, come
ha detto l'arcivescovo di Canterbury, non ci sia nessuna differenza
sostanziale tra gli assassini dell'11 settembre e l'esercito
dell'Occidente civilizzato che si lancia in una guerra cosiddetta
preventiva. Privare gli individui della propria singolarità
porta, infatti, a conseguenze estreme: le cataste di morti nei
campi di concentramento di tutti i tempi, non più resti
di esseri umani che avevano sogni, vite, emozioni, ma carcasse
identiche, dalle quali è scomparso anche solo il ricordo
di cos'era la Vita.
L'origine
della violenza
 l
genio della violenza è uscito dalla bottiglia e nessuno
sa come fare a rimettercelo". Va avanti con la sua analisi,
Padre Alex. Primo problema: citando gli scritti di René
Girard, afferma che "ogni individuo sceglie i capri espiatori
ai quali farla pagare per ciò che non va e per quello
che non possiede, allo scopo di mantenere in tal modo la pace
sociale". Secondo problema: la pace non si può imporre
dall'alto, ma occorre comunque organizzare i singoli che vogliono
fare qualcosa per influenzare il corso degli eventi. "Il marxismo
ha detto che per cambiare l'Uomo occorre prima cambiare la Società.
Analisi scorretta. La Chiesa al contrario afferma che la violenza
nasce solo dal singolo. Analisi incompleta: come dice l'arcivescovo
emerito di Durban (Sudafrica) Hurley, infatti, le singole persone
convertite non sono sufficienti a cambiare la società
sulla scorta delle proprie intuizioni evangeliche. Occorre aggregare
la coscienza individuale per evitare che il Sistema in cui i
singoli sono nati li riconverta. Come riuscire a farlo senza
imporre la conversione per legge, che equivale a creare la Santa
Inquisizione, la Dittatura del Proletariato, lo Stato dei Talebani?
Non sappiamo come le società primitive gestissero la violenza.
Sappiamo però che a partire dal 4000 a.c. gli imperi,
le città stato, le nazioni controllavano la violenza rilasciandola
quando serviva loro per fare le guerre; erano in grado poi di
farla rientrare nel suo alveo, domando il genio e rimettendolo
nella sua lampada. Oggi abbiamo perso questa capacità.
La sacralità degli stati, dalla quale derivava il loro
potere di controllo, non esiste più. Inoltre, la violenza
è diventata apocalittica. L'unica soluzione possibile,
per il momento, è rendere la violenza un tabù, vale
a dire sacralizzarla negativamente proibendola e minacciando
punizioni per chi contravviene. Solo in questo modo potremo
evitare che il mostro si scateni e ci travolga tutti".
Il commercio
internazionale di armi
 radotta
in termini concreti, la violenza vuol dire fabbricazione e commercio
di armi, strumenti di distruzione a tutti i livelli. La prima
cosa da fare non sarebbe, quindi, bandire le armi? Non sarebbe
il metodo migliore per identificare concretamente ciò
che dovrebbe diventare il nostro nuovo e maggior tabù?
Possibile che non sia possibile promuovere un progetto internazionale
di mappatura dei siti di fabbricazione e delle vie di commercializzazione
delle armi in tutto il mondo? "Per raggiungere un simile obiettivo
ci dovremmo prima disfare dei Servizi Segreti e dei Potentati
(Mafie, Logge Massoniche), il Mondo Nascosto connesso con il
Grande Mercato Internazionale", risponde. Alex l'avrebbe una
proposta: "abolire il segreto di stato sul tema delle armi e
del problema ad esse strettamente connesso, quello della droga".
L'Afghanistan è stato l'esempio più eclatante di
questo connubio di degradazione e di morte. "Molte cose si possono
già sapere, però. L'associazione Peace Link ha realizzato
una prima forma di mappatura relativa ad una porzione del territorio
italiano. Ma mancano alcuni dati, quelli spesso più rilevanti:
cosa fanno esattamente le fabbriche e le triangolazioni utilizzate
per l'esportazione illegale".
Il tema delle armi non è nuovo per Padre Alex: ai tempi
della direzione di Nigrizia se n'era occupato (e non erano mancate
le crisi esistenziali: egli stesso ricorda di come si recasse
in cappella con le lacrime agli occhi, domandandosi se fosse
lui il matto o se fosse vero ciò che emergeva dall'evidenza
dei fatti). Senza riprendere in dettaglio il contenuto delle
denunce di allora, cita un libro, quello sulla morte di Ilaria
Alpi scritto da alcuni giornalisti di Famiglia Cristiana (Barbara
Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari per Baldini &
Castoldi: 'Ilaria Alpi, un omicidio al crocevia dei traffici').
Una storia che parla di aerei carichi di viveri partiti da Roma
con la benedizione dei vertici politici di allora alla volta
della Somalia, ma che facevano tappa in Sicilia dove scaricavano
le derrate per caricare armi, esportate in cambio dell'autorizzazione
del governo somalo a ricevere rifiuti tossici italiani sul proprio
territorio.
Chi si rivede:
George Orwell
 embra
riecheggiare George Orwell, Padre Alex, quando cita i dati sui
veri costi del nostro sistema socio-economico mondiale, il quale
basa la propria sopravvivenza anche sulla costruzione, la vendita
e l'utilizzo delle armi convenzionali e non. Le armi assorbono
la maggior parte delle risorse utilizzabili del nostro pianeta,
mentre quasi tutto il resto se ne va nella sbornia produttiva
e consumatrice di quel 20% di popolazione che da sola mangia
l'83% della ricchezza a disposizione, e che fa di tutto per
difendere il proprio stile di vita insostenibile per il nostro
sistema economico ed ecologico. "La guerra - scriveva Orwell
in '1984' - è, essenzialmente, un modo di fare a pezzi,
di dissolvere nella stratosfera, ovvero di sprofondare negli
abissi del mare, quei materiali che altrimenti si sarebbero
potuti usare per rendere più comoda la vita delle masse,
e quindi, a lungo andare, renderle anche più intelligenti
(...) Come principio, gli sforzi di guerra sono sempre progettati
in modo da consumare tutte le eccedenze che possono restare
dopo che si è venuti incontro ai bisogni indispensabili
della popolazione. In realtà i bisogni della popolazione
sono sempre stimati ad un livello minore di quello che realmente
rappresentano, col risultato che sussiste una penuria cronica
di metà almeno delle prime necessità della vita:
ma tutto questo viene considerato, naturalmente, come un vantaggio".
Il vero
muro di Berlino

pochi chilometri da Korogocho si trovano ville che la maggior
parte dell'Occidente nemmeno si sogna, racconta Alex. "E' questo
il vero muro, che passa ovunque. Quello di Berlino, in confronto,
era illusorio, e ci hanno fatto guardare a lungo quello di cemento
perché non ci accorgessimo dell'altro, quello che divide,
in tutto il mondo, i ricchi dai poveri. I volti dei poveri ci
interpellano". Non a caso uno dei suoi scritti si intitola 'I
poveri non ci lasceranno dormire, Monti Edizioni, dove cita
cifre e fatti che lasciano sconvolti. "I poveri del mondo chiedono
ascolto: la sera prima del mio rientro in Italia, i capi delle
comunità di Korogocho mi hanno detto: 'vai e racconta
quello che succede qui'. Storie di miseria, ma anche di grande
meraviglia per la forza con cui la vita, nonostante tutto, tenta
in ogni modo di non morire. Ancora una volta, sono le donne
a dare spesso l'esempio, grazie alla loro caratteristica migliore,
che sarebbe bello fosse prassi comune: la tenerezza. Se è
vero che nessuno fa agli altri niente di diverso da ciò
che prima ha ricevuto, come ci insegna la criminologia, allora
è proprio vero che i terroristi li abbiamo forgiati noi
occidentali con le nostre mani, con una politica decisa da non
più di 400 famiglie in tutto il mondo e da tutto il resto
dell'Occidente ciecamente seguita per ignoranza, come se fosse
l'unica possibile". Dobbiamo piangere i morti di tutte le tragedie
umane: non solo quelli degli attentati, ma anche le vittime
della fame, che ogni anno sono più di trenta milioni (pari
a cinque olocausti nazisti messi insieme).
Quale soluzione?
 he
cosa possiamo fare per passare dall'intuizione dei singoli alla
dimensione collettiva? Siamo ancora lontani dal risultato, "balbettiamo
ancora", dice Alex senza giri di parole. Si può solo decidere
di lavorare in chiave culturale e antropologica, rimettendo
innanzitutto in discussione il concetto di obbedienza tanto
caro alle nostre gabbie culturali. Quando è rivolta al
Sistema, infatti, l'idea di obbedienza "non è una virtù,
ma la più subdola delle tentazioni", scandisce Alex. "Gesù
ha inventato la non violenza attiva; non tutti l'hanno compresa
(spesso le Chiese no), Gandhi era invece uno di quelli che l'ha
utilizzata. Questo vale per i credenti; ma per i laici il principio
non cambia: la violenza, dice René Girard, nasce dentro
di noi prima che nella società. Per i credenti, la bomba
atomica è la stupida sfida dell'Uomo contro Dio, quasi
a volergli dimostrare il proprio potere di distruggere ciò
che egli ha creato; per i non credenti, essa è la follia
di poter far terminare in un pomeriggio la storia millenaria
di una razza". La ricetta non è sempre facile da applicare,
ma esiste: "Tornate a tutte le obiezioni! Usate tutte quelle
che conoscete e inventatene di altre". Non si può passare
per la scelta del colpo al cerchio e l'altro alla botte; "per
i credenti, l'Ortodossia non è la recita del Credo, ma
la scelta del Dio della Vita invece che del dio della distruzione;
mentre per i non credenti, l'Etica è la scelta giusta
all'interno dei valori supremi, quelli che sostengono la Vita
e che non testimoniano la morte. Non è possibile far parte
del Sistema e pensare di esserne fuori moralmente. La responsabilità
si condivide in solido, non si può suddividerne il peso
tra tutti coloro che partecipano all'errore - grande o piccolo
che sia - in modo da renderlo meno gravoso da sopportare". Integrità,
questa è la parola chiave.
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