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n. 4 / febbraio 2003
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Alce
Nero difende la natura
L'amore verso la terra si manifesta
attraverso il raggiungimento di un tacito amore verso se stessi
e l'intera umanità. In questo rapporto profondo e antico
l'essere umano può essere capace di grandi realizzazioni
sia sul piano materiale, sia su quello spirituale. La vita di
Gino Girolomoni ne è una testimonianza.
di Lorenzo Ferrante
ino
Girolomoni, il volto e l'anima della cooperativa Alce Nero,
comincia la sua avventura e missione in terra di Marche nel
1977 quando, poco più che ventenne, ebbe un'intuizione
osservando il mondo che lo circondava. Racconta: "Avevo sentito
il grido di dolore della natura dovuto all'ingrato comportamento
che gli uomini avevano nei suoi confronti: coltivazioni intensive,
prodotti chimici sempre più usati, non rispetto dei ritmi
naturali per perseguire logiche di mercato redditizio: un disastro".
Per uno come lui che aveva vissuto in un luogo dove non c'era
luce e acqua corrente, quest'accelerazione dei tempi e dei ritmi
non aveva senso. Cogliendo questi segnali e, contemporaneamente,
diventato sindaco di Isola del Piano all'età di ventitre
anni, ha l'autorità di promuovere e realizzare, con l'aiuto
di amici, una mostra sulla storia del mondo contadino di allora.
Questo gli permette di racimolare tutti quegli strumenti che
avevano permesso alle generazioni precedenti alla sua di poter
vivere con il lavoro della terra. Lo scopo era quello di salvare
dall'estinzione tutta quella cultura contadina che attraverso
i propri occhi, Gino vedeva minacciata. Una terza coincidenza
fu quella di avere davanti agli occhi un colle, sul quale era
posto l'antico monastero di Montebello, ormai poco più
di un rudere, che esercitava su di lui, nonostante l'apparenza
malandata, una particolare attrazione. Mettendo tutto insieme,
appariva un progetto completo: c'era l'idea, la motivazione
ed il posto. Queste furono le basi da cui iniziò la nuova
avventura del signor Girolomoni: fare il contadino. Come a ogni
a figlio che nasce, anche a questo bisognava dare un nome: "Alce
Nero è il nome di uno stregone pellerossa che nel 1931
racconta la propria storia e quella del suo popolo ad uno scrittore
americano. Alce Nero per me è il simbolo dei contadini
italiani. Gli indiani d'America sono come i contadini italiani,
europei e dell'America Latina, un popolo di vinti rinchiusi
nelle riserve. Non avendo in Italia una figura leggendaria da
assumere a simbolo, decidemmo di intitolare ad Alce Nero il
nostro lavoro".
ino
ci dice come questa svolta nella vita lo abbia obbligato a dover
imparare il mestiere, e per fare questo come intendeva lui,
cioè bene, ci ha impiegato dieci anni. "In quegli anni
parlare di agricoltura biologica ci faceva sembrare, agli occhi
della gente, dei matti", dice. Questo non l'ha fermato, tanto
che fondò con altri pochi amici questa cooperativa che
aveva come capitale sociale 45.000 delle nostre vecchie lire.
"Messo a posto il tetto con i pochi soldi che avevano a disposizione,
portai su alcuni animali per avere la scusa di andare su tutti
i giorni, ma ormai ero deciso a fare il contadino". Da questi
inizi traballanti a causa del poco danaro a disposizione e dello
scetticismo della gente, le cose continuarono a crescere, permettendo
a Girolomoni di ristrutturare l'intera area del monastero e
di trasformarla nell'azienda che viveva nei suoi pensieri.
La sua arma
 er
comprendere le sottili emozioni di libertà e di pace che
il colle evoca, è necessario andarlo a visitare. L'azienda
è circondata da boschi ricchi di conifere, di lecci e
di querce che con i loro profumi accarezzano i sensi e stimolano
le percezioni più sottili, permettendo di sentirsi a proprio
agio in un luogo pensato a misura d'uomo. Sono dei posti bellissimi
che per Gino non hanno segreti e il suo amore verso questa terra
lo si capisce al solo suo parlare. Un amore come deve essere,
nel suo significato più alto e vero si esprime col dare.
E Gino a questa terra ha dato, e continua a dare, la sua vita,
sempre guidato dal sottile filo che ha tenuto insieme a doppio
legame il microcosmo: l'uomo, al macrocosmo: la Terra. Non è
un caso che la parola stessa "uomo", che deriva dall'indoeuropeo
"humus" significhi proprio terra. Ogni opera comincia sempre
da un uomo che ha in mente un'idea. L'uomo diventa una singola
cellula di un organismo più grande che comincia a lavorare
per realizzare il proprio bene. Realizzando questo per sé,
contribuisce a realizzare anche il bene dell'intero organismo.
L'arma spaventosamente potente, che gli antichi maestri di tutti
i tempi e credi hanno indicato per realizzare un cambiamento
negli animi delle persone, è l'esempio. Una persona che
realizza un progetto d'amore nei confronti di tutti gli esseri
viventi che siano essi umani, animali o vegetali, fa da esempio
agli altri mostrando loro che si può fare. Si può
realizzare il bene e ci si può realizzare in esso. Tutto
non è perduto.
La sua azienda, grazie al mercato estero, soprattutto della
Germania, ha raggiunto un fatturato considerevole, ma questo
non è sufficiente per far abbassare la guardia. La concorrenza
del mercato convenzionale, che usa la chimica in maniera massiccia,
è agguerrita e non è possibile adagiarsi sugli allori
dei successi già ottenuti. Le spese che gravitano intorno
al "biologico" sono ancora tante ed il mercato esistente non
garantisce ancora quelle entrate che possono dare la tranquillità
della sopravvivenza a molti produttori. Il messaggio che ci
dà Girolomoni è chiaro: si deve fare di più.
Il futuro amico
 ino
ha tenuto più di 200 conferenze sul mondo del biologico,
in Italia ed all'estero, divulgando il suo amore verso la madre
ed amica terra. Dopo tante esperienze alla domanda sulla sua
visione futura del biologico, ci risponde: "Il futuro del biologico
lo vedo bene nella gente ma non nelle istituzioni, visto che
nonostante tutti gli sforzi delle associazioni, delle parti
politiche più sensibili e dei cittadini italiani ed europei,
anche in Europa è stato consentito l'ingresso dei prodotti
che contengono un massimo dell'1% di O.G.M. (Organismi Geneticamente
Modificati)". Continua: "Il futuro sarà sicuramente positivo
se insieme ai contadini anche gli altri settori legati al mondo
dell'alimentazione e della vita in generale continuano la ricerca
e gli investimenti....". L'invito è chiaramente rivolto
ai politici e agli amministratori pubblici locali, ai medici,
alle scuole, alle famiglie, alle ditte che trasformano le materie
prime, ai distributori, ed a tutti i personaggi coinvolti. "...solo
così è possibile continuare a percorrere questa
strada. Tanta se n'é già fatta dagli inizi, quando
il biologico non era né bello e né buono; adesso
tutto è migliorato sia nella qualità che nella presentazione
del prodotto". Le parole di Gino ci invitano chiaramente a continuare
a progredire con l'obbiettivo di creare, attraverso la nostra
richiesta di consumatori, un mercato che possa sostenere il
mondo dei produttori e delle diverse figure intermedie che,
dal canto loro, devono essere tutte in linea con gli stessi
ideali e lo stesso modo etico di intendere la vita umana.
A noi la scelta
 on
dimentichiamoci infatti che il mercato lo facciamo noi e lo
indirizziamo a seconda di quello che scegliamo di acquistare.
Questa scelta, per quanto piccola ed insignificante, produce
sempre un effetto. Anche il semplice andare dal vostro panettiere,
chiedere un pane fatto di farina integrale e biologica ed insistere
per averlo, comporterà da lì a poco un cambiamento
nel vostro panettiere che, per mantenervi come cliente, cercherà
di accontentarvi. E non è detto poi che gli altri clienti
non facciano una prova del nuovo pane. Provando la differenza
qualcuno potrebbe persino ringraziarvi per l'idea che avete
lanciato. Nel suo relativamente piccolo, la cooperativa Alce
Nero ha anticipato l'offerta come produttore per questo cambiamento
auspicabile del mercato. Possiede anche il pastificio che permette
di seguire la creazione del prodotto lungo tutta la filiera:
dalla materia prima al prodotto finito, per avere la certezza
che tutto venga svolto nel massimo rispetto del frutto della
terra e di chi poi ne mangerà.
"La mia più grande fortuna è di avere vissuto la
mia infanzia in un mondo che non c'è più e che viveva
di valori veri e rispettosi della persona e della natura. Un
mondo che durava da 7000 anni".
E' la testimonianza di un uomo che ha vissuto sulla propria
pelle il passaggio violento all'era super tecnologica applicata
in tutti i settori della vita. Un passaggio che nella sua velocità
e superficialità, non può consentire né agli
adulti né tanto meno ai giovani, di attingere ai sapori
di una vita vissuta in un tempo poco lontano in termini di anni
ma completamente estranea a chi è nato su questo pianeta
negli ultimi vent'anni: bambini che credono che il latte sia
"fatto" da una macchina che lo inscatola e lo mette sullo scaffale
del supermercato, che le patate crescono su un albero e che
le cosce di pollo sono un cibo e non le zampe di un animale
che si chiama gallina, e così via...
La scuola etica
 er
poter educare i nuovi uomini alle antiche regole, occorrono
dei maestri, ci dice Girolomoni. Ma dove sono? Dove e soprattutto
da chi possono i giovani imparare questa conoscenza se ci sono
in giro pochi esempi di persone che sanno le cose come stanno?
Per questo motivo ho in mente di creare una scuola per poter
insegnare, a chiunque lo voglia, un'economia sostenibile che
non persegua solo gli scopi della crescita continua e ad ogni
costo; che non intenda manipolare la natura e soprattutto la
vita umana". Il grido di dolore della natura sembra trovare
nuova voce e nuova energia in Gino, il quale sommessamente ma
fermamente dice del suo dolore nel vedere come la sua esperienza
pubblica, in politica e privata (fondatore dell'A.M.A.B.- Associazione
Marchigiana Agricoltura Biologica) non abbiano portato i risultati
che lui desiderava. Troppe persone che sono ai vertici del mondo
politico e religioso, hanno consentito che il rispetto della
natura, compresa quella umana, sia stato calpestato o disatteso.
Per questo motivo in questa fase della sua vita, Gino Girolomoni
sta riflettendo per cercare di comprendere gli avvenimenti che
si stanno susseguendo in maniera così rapida sull'intero
pianeta. " Il pane che mangio non è il centro della mia
vita", dice tranquillo alludendo agli studi che da molto tempo
lo appassionano come la lettura della Bibbia. Potrebbe apparire
come una resa, un mettersi in disparte per lasciare via libera
a chi diversamente intende la vita, ma è molto intelligente
colui che si ferma ad osservare rimpadronendosi del proprio
tempo. Un tempo prezioso per elaborare la migliore soluzione
possibile di sopravvivenza. Se da sempre esiste una guerra fra
il bene ed il male e se questa sta ancora continuando, nelle
fila dell'esercito che ama la verità e non la menzogna,
si annovera un cavaliere che ha dedicato il suo lavoro ad un
grande progetto, iniziato da altri prima di lui, al quale tutti
siamo chiamati a contribuire: salvare noi stessi ed il pianeta.
Gino ci fa da esempio; lo fa da contadino. Osserva e riflette
in quella condizione di particolare quiete che consente all'uomo
di capire. Non ha deposto le sue armi e lo si capisce dalle
parole che egli stesso pronuncia; parole di pietra che non danno
scampo a quelli che credono di aver già vinto la battaglia.
on
tono basso e quasi con un filo di voce, che cela velatamente
la determinazione e la fermezza degna di un grande capo indiano,
Gino Girolomoni scolpisce nel tempo la parte migliore della
sua visione futura e dichiara: "Io non mi arrendo".
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