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n. 3 / dicembre 2002 |
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Una canzone di Angelo Branduardi
si intitola come una nostra rubrica...
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Si
può fare
Si può fare, si può
fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
puoi correre, volare.
Puoi cantare, puoi gridare
puoi vendere, comprare
puoi rubare, regalare
puoi piangere, ballare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
puoi volere, puoi lottare
fermarti e rinunciare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
si pu˜ crescere, cambiare
continuare a navigare.
Si può fare, si può fare-
si può prendere o lasciare
si pu˜ fare, si pu˜ fare
partire, ritornare.
Puoi tradire, conquistare
puoi dire poi negare
puoi giocare, lavorare
odiare, poi amare.
Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
mangiare, digiunare.
Puoi dormire, puoi soffrire
puoi ridere, sognare
puoi cadere, puoi sbagliare
e poi ricominciare.
Si può fare, si può fare
puoi vendere, comprare
puoi partire, ritornare
E poi ricominciare.
si può fare, si può fare
puoi correre, volare.
si può piangere, ballare,
continuare a navigare.
Si può fare, si può fare
si pu˜ò prendere o lasciare
si può fare, si può fare
puoi chiedere, trovare.
Insegnare, raccontare
puoi fingere, mentire,
poi distruggere, incendiare
e ancora riprovare. |
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Il
tempo per il gioco
Le canzoni di Angelo Branduardi,
che trattano temi come l'inarrestabilità del tempo, la
morte e altri "difetti" umani, sembrano rivolgersi ad un pubblico
adulto, ma non impediscono ai bambini di innamorarsene. Combinando,
infatti, poetici giochi di parole, il cantautore sembra svelare
ad entrambi alcuni segreti sull'esistenza umana altrimenti inspiegabili.
di Simona Valesi
e
la vita è gioco, si deve presto imparare le sue regole
e sintonizzarsi col suo ritmo, per poter camminare a un passo
che ci porti lontano e non permettere al tempo di sorpassarci.
Sembra che Angelo Branduardi con le sue liriche voglia fare
questo: dare un antidoto alle domande non risposte della vita
con la serenità di chi affronti con filosofia l'inevitabile,
e non se la prenda più di tanto. Il tempo che scorre,
la vita che scivola via, sono argomenti che ricorrono nelle
ballate e filastrocche magiche del trovatore-menestrello della
Fiera dell'Est che sdrammatizza il quesito fondamentale dell'inafferrabilità
del tempo fischiettandoci..., anzi, sviolinandoci sopra motivi
orecchiabili.
"Ed il gioco si porta via, rotolando la vita mia", sembra la
fine di una tragedia, ma Il Giocatore di Biliardo non sembra
avvedersene e "tic-tac", continua a far rimbalzare la boccia
sulle sponde del tavolo verde rievocando così, quasi inconsciamente,
anche il tempo che passa. E passa anche quando canta, ne Il
dito e la Luna, "c'è un sipario che s'alza c'è un
sipario che cala si consuma la corda e la tela", quasi a voler
dire che non solo la vita dell'uomo è destinata a logorarsi,
ma anche l'esistenza stessa che di quella vita individuale è
portatrice. E senza accorgerci ci consumiamo, scoprendo a volte
parte di noi stessi che vorremmo non conoscere: "si divide d'un
tratto da chi ha solo assistito/ chi indicava la luna col dito/
ogni volta lo sciocco che di vite ne ha una/ guarda il dito
e non guarda la luna". Così ci troviamo costretti a realizzare
che la condizione umana è segnata da un'insanabile e inevitabile
stupidità, un altro grande dramma.
randuardi,
che comincia a suonare il violino a cinque anni e si diploma
al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova a quindici
con una formazione di tipo classico, dallo studio della musica
barocca alla grande letteratua violinistica romantica, non aveva
mai pensato di diventare un cantante di musica pop. Ha sempre
preso la musica seriamente come seriamente ha investito tempo
in ricerca e profondità di cultura per la realizzazione
delle sue liriche, anche se all'ascolto superficiale sembrano
semplici filastrocche per bimbi. Ha esplorato vasti campi di
letteratura popolare e colta, basti citare Esenin e Yeats, per
arrivare quasi involontariamente a una sintesi pop. "Sono molto
meno giocoso di quanto può apparire a prima vista dalle
mie canzoni", ci rivela dalla sua residenza in provincia di
Milano, "e nello sviluppo musicale dei testi, che sono anche
duri, si crea una ripetizione che si contrappone all'ansia,
e questo piace ai bambini. Senza ignorare che possono piacere
loro anche proprio per la loro durezza, perché hanno una
naturalità che non è fatta solo di bacini, ma che
ha anche dei momenti "cattivi".
"Per quanto mi riguarda non è facile per me spiegare perché
sono diventato un cantante", prosegue Angelo, "ma il percorso
artistico di un musicista non è lineare. Alla fine è
la musica che sceglie l'artista. Se uno lascia andare il suo
apparente caos, si crea un certo ordine dal disordine. Considero
il disordine importante e formativo, poi arriva un momento in
cui l'ordine si sovrappone al disordine".
E infatti le sue canzoni sono molte ordinate, e in conclusione
danno degli avvertimenti molto lineari che sono portatori di
semplici ma profonde saggezze:
"No, non perdetelo il tempo ragazzi, / non è poi tanto
quanto si crede; / date anche molto a chi ve lo chiede, / dopo
domenica è lunedì. / Vanno le nuvole coi giorni
di ieri, / guardate bene e saprai chi eri; / lasciala andare
la gioia che hai, un giorno forse la ritroverai. / ... / Camminano
le ore, / non si fermano i minuti; / sene va, / è la vita
che se ne va; / ... / dura solo il tempo di un gioco; / ...
/ non sprecatela in sogni da poco; / ... / di domani nessuno
lo sa. / ... / E' così fragile la giovinezza ,/ non consumatela
nella tristezza." (Da Dopo domenica è lunedì).
Si percepisce in tutti i suoi testi un'attenta osservazione
del mondo attraverso i suoi oggetti più comuni e quotidiani
che diventano un pretesto, una metafora, per spiegare un aspetto
della vita. E allora anche un uomo di neve, uomo - non pupazzo,
diventa un veicolo penetrante per parlare d'amore:
"Dal mio viso che il ghiaccio ha fermato/ in un solo pensiero/
mentre io non capisco né come e perché/ tu capisci
che son pazzo di te./ Non ci sarò quando verrai/ a cercarmi
nel sole/ che la tua vita non è la mia/ io sarò
gia andato via." (Da Lamento di un Uomo di Neve).
Amore che viene trattato anche a livello universale ne L'Uso
dell'Amore in cui l'autore non dà risposte, ma, dopo averci
mostrato con semplici esempi come in natura tutto funziona secondo
le stesse regole, a partire dal micro per arrivare fino al macro,
ci comunica chiaramente di non ignorare le domande:
"Dicono che c'è / dicono com'è / senza dire mai
cosa ne puoi fare / dicono dov'è / dicono quand'è
/ ma è un mistero in sé / l'uso dell'amore."
E quando citerà i vari continenti che hanno l'uso dell'amore,
con un delizioso gioco di assonanze, non mancherà di citare
Atlantide, civiltà scomparsa, rievocando un amore che
solo Platone ci avrebbe potuto raccontare.
osì
giocando, suonando e recitando, che nell'idioma anglosassone
si traducono buffamente con l'unica parola play, Branduardi
cerca di fermare il suo tempo facendone, e invitandoci a farne,
il miglior uso possibile.
"La vera ricchezza", ci dice, "non è tanto nel denaro,
ma nell'avere a disposizione tempo e spazio, due misure vere.
Avere tempo da "perdere" è bellissimo, e il bello del
gioco è che hai tempo da perdere, che poi tempo perso
non è".
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